La Nuova  Sardegna

01 giugno 1999 

Sulle note di un’emozione Fresu, Salis e Di Castro hanno inaugurato «Q/Art»
QUARTU. In un silenzio assoluto, davanti a trecento persone pronte a cogliere anche il minimo anelito di suono, Paolo Fresu, Antonello Salis e Furio Di Castri, hanno inaugurato domenica notte nel Cantiere comunale di via Dante, la rassegna multiartistica «Q/Art». Come spesso capita negli appuntamenti inaugurali, anche il neofestival (organizzato da Palazzo d’Inverno) ha avuto i suoi piccoli, ma non drammatici, intoppi: partendo dal numero dei posti a disposizione (il Cantiere Comunale ne può contenere trecento e come è prevedibile, l’altra sera il numero di spettatori era decisamente maggiore), all’immancabile ritardo dell’aereo, che da Londra portava Antonello Salis. Tra una cosa e l’altra, la serata è iniziata con una buona oretta di ritardo. Comunque, il primo applauso la platea lo riserva proprio ad Antonello che, fisarmonica in mano e consueto look da maratoneta, viene salutato da un’ovazione. Neanche un attimo di respiro, ed è già sul palco. Seduto dietro un Kawai mezzacoda, pronto ad innestare un botta e risposta col flicorno di Fresu, su e giù per un brano swingante che segna l’inizio del concerto. Certo, non è stata una serata dalle fortissime emozioni. Forse perchè ai rischi dell’incontro veramente creativo, il tempo ha sostituito quel «qualcosa» di sontuosamente confezionato, che permette alla formazione di andare sul sicuro. La bravura tecnica dei solisti, naturalmente è incommensurabile anche in questo tipo di situazioni, come supercollaudata è l’intesa concertistica. «Con Furio _ dice Fresu al termine della serata _ suoniamo insieme dalla fine degli anni Ottanta. Il trio con Antonello risale invece al ’95. Nonostante la reciproca stima, l’idea di suonare con questa formula non è stata nostra. Fummo invitati a Voghera per suonare insieme, e da lì è nato il progetto». Della scaletta fanno parte pezzi che la formazione esegue ormai a memoria. Così, il concerto inizia sulle note di una velocissima e swingante «Next stop» con il musicista di Villamar impegnato al pianoforte (utilizzato più dello stesso strumento a mantice) in un dialogo con il flicorno di Fresu. Quindi si imboccano strade che vedono scorrere i profumi latini di «Suenos», le note della solare «The Open Trio», i ritmi della contagiosa «Paparazzi», quelli intimi di «Lester», le pennellate elettroniche di Fresu, nonchè un robusto e lungo «solo» del contrabbassista Furio Di Castri, che come sempre, riveste un ruolo impeccabile nella fase di sostegno. Ma il trio regala anche un notissimo standard come «Everything Happens To Me», con un lirico Fresu impegnato alla tromba, e una romanticissima «Non Dimenticar». Fino al pezzo di chiusura, affidato alle note di un tango, «Fellini», che il pubblico saluta con un caloroso applauso.

Carlo Argiolas01 giugno 1999 sez.