RASSEGNA. Stasera

La performance su Baudelaire chiude Impront

Ultimo atto per la rassegna di musica improvvisata al “Palazzo d’Inverno”. Oggi (alle 21) torna sul palcoscenico il duo formato dall’attore Senio G. B. Dattena e dall’arpista Dario Piludu per una performance vocal-strumentale  su poesie di Charles Baudelaire, autore notturno su cui Dattena ha qualche anno da costruito un recital e che di cui ha già dato un saggio lo scorso 23 marzo. Questo spettacolo di chiusura sarà, ovviamente, una cosa diversa, in linea con il principio che vuole <<Impront ‘97>>, un allestimento di prove di improvvisazione soprattutto musicali, talvolta teatrali, o a mezzo tra le due espressioni. Come l’esibizione di qualche sera fa,, la penultima di tutta la rassegna che ha visto sul palco musicisti alle prese con un concetto, quello della produzione e della costruzione di rumori, che è anche una visione molto trasversale del fare (o del ri/fare) musica. Realmente le cose sembravano unite dal non avere nulla in comune, un contrabasso, una basso elettrico (unici strumenti musicali canonici), oggetti (una sega, legni, piccoli elettrodomestici) attorno ad un set di tamburi, computer, sequencers e campionatori collegati tra loro da un’infinità di cavi, spine, prese, manopole. Massimo Tore, Daniele Ledda, Roberto Pellegrini la parte umana di tanto armamentario. Nell’aria della piccola saletta del Palazzo d’Inverno suoni campionati che sono rombi, frequenze, rasoiate, voci modificate che s’intrecciano o cozzano con il contrabasso o con il basso elettrico – anch’essi “trattati” elettronicamente – in un gioco di vero e verosimile, di reale e virtuale, di convenzionale e non convenzionale che diverte tantissimo i tre sul palco e sorprende il pubblico. In platea si resta sospesi, in attesa della prossima bautade sonora, del nuovo divertissement rumoristico dei tre. L’idea è quella di distruggere la forma suono e ricomporla. Un’idea non nuova ma che continua ad incuriosire. C’è Bill Frisell e John Zorn, il primissimo Battiato allievo di Stockhausen ma anche l’influenza di parte dell’industrial, dai Throbbing Grissle in poi. Il secondo set (ad opera di Alessandro Olla e con la voce di Barbara Begale) invece era davvero a mezzo tra performance teatrale e esperienza sonora, un quid medium di teatro e musica o, meglio, di frammenti dei due. In realtà c’era abbastanza poco dell’uno e dell’altro. Interessante è stato sentire come si possa elaborare “in progress”, secondo dopo secondo, il suono della voce, campionarlo, metterlo in loop, man mano che viene prodotto dal vivo, accavallando fonemi, suoni in un vertice infinito. Per Senio G. B. Dattena, direttore artistico di “Impront ‘97”, la rassegna è stata positiva e già si pensa al futuro: << E’ stato creato uno spazio per questo genere di cose, ritengo sia un dato importante. La formula può essere rinnovata, si possono ampliare i contenuti. Non mi dispiacerebbe per il prossimo anno, fare una sorta di laboratorio continuo di esperienze musicali, aperto al pubblico, ma soprattutto d’incontro tra musicisti e generi, sempre all’insegna dell’improvvisazione>>.

L’Unione Sarda (venerdi 11 aprile 1997)                                                                                               Pino Cadeddu


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