A Cagliari la rassegna “Import ‘97”

I percorsi folli della musica

CAGLIARI. L’antica arte dell’improvvisazione, è al centro della rassegna musicale organizzata dal Palazzo d’Inverno per il secondo anno consecutivo. Da sabato (con il concerto tenuto da Massimo Ferra, Marcello  Peghin, Roberto Pellegrini) i riflettori si sono accesi su <<Impront ‘97>>. Lo spirito, ricalca quello della precedente rassegna: musica improvvisata, creata lì per li sull’onda dell’ispirazione del momento, dove tutto, o quasi, è incerto. Manca spesso la ricerca di una precisa identità sonora, la mente dell’improvvisatore, libera da ogni schema, può viaggiare tra mille paesaggi, tra mille suoni. Ed il musicista diventa come un pittore, con in mano un pennello agitato su una grande tavolozza, dove il colore può essere scagliato, lasciato solo o impastato con altre sfumature cromatiche. Ben temprata o no, l’improvvisazione ha un richiamo non indifferente. È la prova che idee e creatività, producono musica al di là degli stili che in essa potrebbero incontrarsi. Martedì sera, “Import ‘97” ha ospitato il gruppo senegalese <<N’Gaiam>> che nella lingua wolof, lingua parlata dalla quasi totalità della popolazione, significa Oro. Nome pretenzioso, certo, in ogni caso, indicativo di una musica piena di colore e di ritmo come quella ascoltata, che ci ha ricordato ancora una volta quanto duro a morire sia il fascino dell’Africa. Fascino che ha richiamato un folto pubblico, tanto che in non pochi, sono dovuti restar fuori. Mentre dentro, il gruppo, dava vita ad una musica autentica, di tradizione, dal ritmo pulsante, capace di penetrare ed approfondire l’origine dell’uomo attraverso un continuo tam tam che ti entra dentro e che fatica ad uscirne, un viaggio della mente e un percorso della memoria. Quattro tamburi (dal Ciol al Djembe, dal M’Beung al Bongo) più una voce (quella di Papa Cisse, motore della formazione) che su quel piccolo palco sono diventati specchio dell’uomo e di un popolo al tempo stesso. Percussioni che di volta in volta accompagnavano canti di lavoro, <<Lisev>>, religiosi, <<Dound Ad D’è>>, canti annunciatori di nascita, <<Jiudu>> o intonati in occasione di un battesimo. Coloratissimo negli abiti, l’ensemble è piaciuto per la freschezza espressa non solo atraverso la musica, ma anche con danze dalla sfrenata felicità, capaci di far muovere i piedi, pur restando seduti, anche allo spettatore più stanco. Insomma, un concerto da vivere più che da raccontare.

La Nuova Sardegna (giovedì 20 marzo 1997)                                                                                  Carlo Argiolas


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