LUNIONE SARDA 30 novembre 2002    SPETTACOLI    Pagina 38

«Puniscili». Un grido strappato all¹annientamento morale e fisico, liberatorio più che carico di rabbia. L¹invocazione finale urlata a Dio, dopo un parlare sommesso ai confini dell¹alienazione. Un unico grido «puniscili», perché gli ebrei non gridano mai. Né quando li sterminano sul ciglio di una strada, né mentre li rinchiudono nel ghetto a morire di fame con i corpi buttati sul marciapiede come stracci, né quando li massacrano a milioni. Da duemila anni. Ma gli ebrei non urlano. Yossl Rakover lo fa una volta sola, davanti al suo Dio della vendetta che prima o poi dovrà vendicare il popolo eletto. Quando? Il giorno in cui «cesserà l¹occultamento del volto divino», vera causa dell¹Olocausto più che le colpe e peccati degli ebrei.
Testamento spirituale, monologo sull¹autenticità della fede, Yossl Rakover si rivolge a Dio , dello scrittore e giornalista ebreo Zvi Kolitz, è un¹opera che va oltre la Shoah, toccando temi di grande e tragica attualità. Il regista Marco Gagliardo l¹ha portato in scena al Teatro d¹Inverno di Cagliari (stasera alle 21 ultima replica) riducendo all¹essenziale tutto ciò che non fosse parola. Uno scantinato in cui filtrano i raggi del sole e i rumori dell¹esterno: spari, grida, fughe disperate. Le ultime del 28 aprile 1943 nel ghetto di Varsavia. La rivolta contro i nazisti è finita, persa. Yossl è solo nella semioscurità, gli restano una sedia da toccare, sfiorare con il corpo disfatto, lanciare. Un Dio con cui parlare.
Yossl ha il volto intenso di Senio Dattena, lo sguardo svuotato, le mani che parlano un linguaggio disperato e folle. Ha la sua voce profonda che un¹eco degli orrori vissuti trasforma: ora fievole e disfatta, poi di un¹ironia caustica, arrendevole ma mai vinta. Mentre racconta dei cinque figli massacrati; della paura e della fame; dell¹attesa quando lì intorno restano i cadaveri di undici uomini e di un bambino. Quando chiede al Dio amato «con tutto il cuore» per una vita, perché? «Prima eri il benefattore, oggi sei un benefattore in debito». Fasci di luce (per la regia di Loic Hamelin) svelano le maschere di Dattena, moderno ed emozionante Giobbe che usa con espressività il corpo, ma è capace d¹essere soprattutto una grande voce che può fare a meno anche della luce. La voce della fede di Yossl che non è solo amore per Dio, ma soprattutto rispetto della Legge del popolo ebraico.
Serena Schiffini

Categories: Rassegna Stampa

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