La Nuova  Sardegna

15 giugno 2000 

Jazz e musica etnica, il difficile incontro tra Fresu e Youssef Luci e ombre nel progetto dei due musicisti ancora acerbo e bisognoso di ulteriori momenti di verifica
QUARTU SANT’ELENA. Un fascio di luce gialla taglia in due il buio del palco. Al centro, Paolo Fresu e Dhafer Youssef, trentatreenne virtuoso di oud tunisino. E la prima volta che i due suonano da soli. Per il loro debutto, martedì notte, hanno scelto il «Q/Art Festival» organizzato da Palazzo D’Inverno. Luogo del concerto, il teatro della scuola media di via Turati, gremito dappertutto: poltroncine esaurite, spettatori in piedi, e seduti per terra. Fresu e Youssef offrono una musica a metà tra jazz e memorie etniche, con momenti riflessivi e improvvisi bagliori, ma che regge bene solo per i primi dieci minuti, quindici al massimo. Poi, la serata imbocca la strada della ripetitività. Il trombettista berchiddese e il giovane virtuoso di liuto, stentano nel trovare convincenti punti d’incontro. Per produrre effetti, la formula del duo necessita infatti di una comunicazione molto confidenziale, dalle tensioni sotterranee, che in questo caso è mancata. Soprattutto è mancato un progetto, un’idea forte che scongiuri il pericolo di un ibrido pretenzioso e superficiale, anche se certo, qua e là non sono mancati buoni spunti di conversazione sul piano ritmico e timbrico. Ad ogni modo, è lecito attendersi di più. Qualcosa che, a conti fatti, non sfoci solamente in virtuosismi e dialoghi principalmente indirizzati ad un’ammirazione reciproca. Che pure è naturale ci sia. «Ho conosciuto Dhafer _ dice Fresu a fine concerto _ due anni fa in un locale a Vienna, dove abbiamo suonato insieme. L’idea di fare qualcosa con lui mi piaceva molto. Così, ci siamo rivisti oggi. Un’ora di prove, e siamo saliti sul palco». Tutto qui? «Si, a parte qualche spunto tematico di Dhafer, ed un mio accenno ad una ninna nanna sarda, il resto è nato sul momento». Vi esibirete da qualche altra parte? «Per il momento, l’unica data che abbiamo è in luglio, in Trentino. Parteciperemo alla rassegna «I suoni delle Dolomiti». Col concerto di questa sera, ancora una volta sottolinea la sua passione per le piccole formule. «Mi piace suonare in duo o in trio. Lo faccio da tanti anni, soprattutto con Antonello Salis e Furio Di Castri». Il festival di Berchidda «E un edizione tutta al femminile, e ne sono contento. Il cartellone poi, riserva diversi nomi importanti della scena internazionale, come quello della pianista Myra Melford. Come sono contento del fatto che quest’anno la rassegna ritornerà nella piazza principale, che verrà chiusa tenendo conto delle esigenze del paese».

Carlo Argiolas15 giugno 2000 sez.

 

 

 

 

 

 

 

 


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