Il Benni inedito

“Sconcerto”, il blues della città

Conoscevamo Stefano Benni scrittore, romanziere, registra e sceneggiatore, autore di teatro, di satira. Ma in realtà la sua vera anima, intima e sottile, è poetica. Quella di mercoledì sera è stata sicuramente una delle serate più emozionanti del Q/ART festival, la rassegna multiartistica che si tiene a Quartu Sant’Elena. Accompagnato da due musicisti jazz di indiscussa levatura artistica come Paolo Fresu e Paolo Damiani, Stefano Benni è proposto sul palco della manifestazione quartese nella veste insolita di lettore di poesie con un recital intitolato “Sconcerto”, tratto dal suo libro di poesie Bues in sedici, pubblicato recentemente da Feltrinelli. Fresu e Damiani, il primo alla tromba e il secondo al violocello, hanno costruito un dialogo sonoro in cui è stato difficile distinguere se erano i suoni a prendere per mano le parole o le parole i suoni. È stato comunque un dialogo che per cinquanta minuti intensi ha creato in tutto il cantiere comunale il silenzio dell’ascolto.

Una storia vera. Racconta Benni che Blues in sedici che ha per sottotitolo “Ballata della città dolente”, è un poema cantato in due movimenti e che nasce da una storia vera, accaduta circa otto anni fa. Una storia che è rimasta impressa nel cuore dello scrittore sedimentando nel tempo quel ritmo proprio della poesia necessario per poterla raccontare. È la storia di un uomo, un vecchio operaio che improvvisamente licenziato si ritrova a camminare senza meta per le strade di una città. Il destino cieco lo ha condotto in una sala videogame in cui si stava per consumare un regolamento di conti. Accortosi che un killer si apprestava a colpire il suo obiettivo il vecchio operaio fece scudo con il suo corpo, intercettando così il proiettile destinato al figlio e morendo. Il poema blues presenta nel primo movimento otto poesie, ciascuna intitolata a uno degli otto personaggi che segnano le tappe della storia: il Padre, la Madre, il Figlio, Lisa, la Città, il Killer, il Teschio e l’indovino cieco. Gli otto personaggi danno il titolo anche agli otto testi che costituiscono il secondo movimento, ma con un differente ordine narrativo. Da questa struttura Benni ha ritagliato una sequenza che, per esigenze di tempo, ha sacrificato alcune porzioni del poema, ma salvando comunque l’intensità drammaturgica del testo.

Città di parole e suoni.

Non è la prima volta che lo scrittore propone il suo blues al pubblico, ma è la prima volta che gioca un ruolo importante Paolo Fresu. Benni ha già messo in scena “Sconcerto” una decina di volte, e Damiani – a volte da solo, altre volte con il suo quintetto – è sempre stato coprotagonista determinante, per la parte musicale, del recital. La voce di Benni si è incastonata perfettamente sulle architetture sonore di Fresu e Damiani. E di architetture si parla, perché lo sfondo è la città, anzi la metropoli, che nel suo labirinto di percorsi e possibilità, annichilisce gli uomini gettandoli nel vuoto della solitudine. La poetica racchiusa nella scrittura di Benni non è mai fine a se stessa. Egli non rinuncia mai, e non lo ha fatto nemmeno in questa occasione, a sottolineare il valore politico del suo lavoro. Insoddisfatto di una sinistra storica troppo incline agli ammiccamenti del potere, imbarbarita e appiattita sulla banalità culturale delle spremute televisive, prona e servile davanti a Moloch, economico americano, lo scrittore bolognese non rinuncia alla speranza al futuro, a un lavoro di diffusione culturale (i suoi libri escono tutti presso Feltrinelli a prezzi molto bassi Blues in sedici per esempio costa 9 mila lire) e di presenza critica di sinistra in sinistra. Lo scrittore anzi deve insistere con ostinazione e libero rispetto a chi compra con l’opera l’ autore della stessa.

Antonello Zanda


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