Musica. Concerto ieri notte a S’Arena di Quartu, al Poetto, dell’orchestra cubana più famosa del mondo

Los Van Van, la voce del popolo

<<Nelle nostre canzoni le emozioni della gente>>

La tentazione è forte. Il fuso orario è tosto da smaltire, ma pazienza. Quando c’è ritmo, c’è ritmo. Occhiali da sole avvolgenti, camicia nera e bianca (rigorosamente fuori dai calzoncini che sfiorano appena il ginocchio) e infradito. Capelli lunghi, molto lunghi. Mario Rivera, cantante del Los Van Van, l’orchestra cubana di salsa più famosa al mondo, appena riesce ad accomodarsi sulla sedia per svelare i segreti di chi da oltre trent’anni trascina le folle, si lascia andare. Batte il tempo. Mancano poche ore all’inizio del concerto, ma già batte il tempo. Le mani – poggiate sul tavolino – restano l’una sull’altra solo per pochi istanti. Sì, è difficile resistere. Perché quando c’è ritmo, c’è ritmo.

E’ la prima volta in Sardegna? <<Con tutte le volte che siamo stati in Italia e con tutti i concerti e le date che abbiamo, volete che non ci  sia un precedente?>>

Los Van Van: perché è considerato il gruppo cubano più famoso? Perché tutto questo successo? <<La nostra musica piace perché è allegra, coinvolge e trascina con facilità per un semplice motivo: la gente ha bisogno di divertirsi, ha bisogno di ballare. Le nostre parole raccontano le emozioni di uomini e donne>>.

Nessun segreto particolare quindi. <<Questo gruppo è da oltre trent’anni che racconta la quotidianità e i problemi sociali. E’ così che la gente si identifica nella nostra musica>>.

Come si canta la politica? Come si parla di politica in una canzone? <<La cosa più importante è avere rispetto di tutto e tutti. Quello che cerchiamo di fare è dare un’immagine di quello che è un sentimento, di quello che si prova. Quando quelle note entrano nel corpo, colpiscono il cuore e fanno muovere inevitabilmente i piedi. E’ l’unica cosa che conta, è l’unica cosa che ci interessa. Più della politica>>.

E il pubblico apprezza. <<E’ la composizione dei nostri pezzi ad essere diversa. Ha una propria identità, ha un timbro diverso, cioè il songo, che la rende in qualche modo diversa. Quando hai tanti elementi che suonano con passione si crea una sonorità particolare>>.

Certo che mettere d’accordo quattordici musicisti non deve essere facile. <<Juan Formell è la nostra mente, il nostro compositore. Con Pepi Pedroso, che adesso non fa più parte del gruppo, ha scritto tanto>>.

Quanto è faticoso portare avanti una tradizione trentennale? <<Domanda azzeccata. Il segreto è che viviamo fra la gente, siamo parte della gente. Noi siamo la gente. Stessa mentalità, nessuna distinzione sociale. Portiamo il loro messaggio. E’ in questo modo che la musica diventa divertimento, mantiene la propria identità e soprattutto no dimentica il proprio fine: raccontare il quotidiano. Le parole delle nostre canzoni parlano di momenti belli e di momenti difficili: per riuscirci servono intelligenza e delicatezza>>.

Le associazioni culturali Palazzo d’ Inverno e Marcomix non vorrebbero fermarsi soltanto all’organizzazione di questo concerto. <<Sarebbe bello avere un festival con i grandi nomi, ci proveremo>>, dice Betty Oro (Palazzo d’ Inverno). <<Vorremo portare qui la cultura cubana e favorire uno scambio con la Sardegna>>.

L’unione Sarda (martedì 11 Luglio 2006)                                                                                                 Nikolaj Frigo


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